Percorsi di pietra

Dolmen, Menhir, Grotte, Specchie, Frantoi ipogei, Masserie fortificate, Frantoi ipogei, Case a corte

L’itinerario si sviluppa nel triangolo formato dai comuni di Giuggianello, Minervino di Lecce e Giurdignano: il cuore della civiltà megalitica.

Si possono ammirare posti di enorme interesse archeologico grazie alle testimonianze di insediamenti umani risalenti al secondo millennio a.C .Per la forma, l’orientamento ,le dimensioni e l’austerità, questi monumenti hanno generato varie ipotesi sulle loro funzioni legate ai riti magico-religiosi e al culto dei morti. Il percorso è stato progettato secondo i principi pedagogici che ispirano il turismo sociale e mirano a far emergere i  valori della natura, della cultura,  dell’umanità e della storia.

  

Dolmen

Già presenti nel IV-III millennio a.C. nelle regioni europee settentrionali ed occidentali, i dolmen nel Salento sono di proporzioni più ridotte rispetto ad altri. La struttura del monumento megalitico consiste in una serie di pietre fitte che sostengono una grande lastra di copertura orizzontale. A differenza dei dolmen presenti in altre aree, raramente i dolmen del Salento sono preceduti dal dromos, e ciò lascia pensare che siano di epoca più arcaica. Nel Salento esistono diverse aree di notevole affittimento di dolmen.

Menhir

È un blocco di pietra grezza o sommariamente lavorata, di sezione rettangolare, alta da un metro e mezzo a cinque-sei metri ed infissa nel terreno per un metro, un metro e mezzo, senza base di appoggio. Alcuni Autori attribuiscono i menhir alla Civiltà del Ferro, altri ad epoca più recente. Diffuso soprattutto nel III-II millennio a.C. in Francia e nelle isole britanniche, dove lo si trova sia isolato che disposto in allineamenti o cerchi, nel Salento sembra sia stato utilizzato in epoca romana come primitivo segnale stradale, poiché lo si trova spesso in corrispondenza di incroci viari. Le pietrefitte hanno sempre la faccia larga rivolta verso il sole, e ciò ne rivela la connotazione religiosa. Il cristianesimo ha poi sovrapposto spesso i propri simboli rituali al rito pagano precedente: sono state incise croci sulle facce di alcuni dolmen, ed in altri casi una croce è stata posata sulla sommità.

I frantoi ipogei ebbero origine nelle isole egee e notevole sviluppo nella Penisola Salentina. A partire dal quattrocento la diffusione dei frantoi, in ambienti sotterranei scavati nel tufo, fu favorita dalla costanza di temperatura, la difficoltà di furti, l'economicità della realizzazione. Sotto quei frantoi, uomini ed animali vivevano per mesi senza vedere la luce del sole che avrebbero rivisto  solo a fine campagna. Per gli animali, la fine della campagna spesso coincideva con la fine della propria vita perché, ormai ciechi, venivano ammazzati e la loro carne serviva per imbandire le tavole. Nel settecento si passò pian piano alle strutture simiipogee e, quindi, alle costruzioni fuori terra.                                                                                                                                                                                   La diffusione dei frantoi ipogei (ogni paese della Grecìa Salentina ne conserva più di uno) è indice dell'importanza che rivestiva, e riveste tuttora, per l'economia dell'area, la coltura dell'olivo .