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Un
percorso nell’archeologia industriale
Fin
dal XVI secolo Gallipoli era la maggiore piazza
di esportazione dell’olio di oliva del Regno
di Napoli. Il Comune lasciava liberi i
produttori
di contrattare il prezzo dell’olio per
stabilirne liberamente il prezzo di mercato fino
al 5 dicembre di ogni anno. Il giorno
successivo, nella ricorrenza di S. Nicola, sulla
base delle contrattazioni avvenute su 8.000
stare di olio (pari a 124 tonnellate e 736 Kg.)
il Comune stabiliva il prezzo corrente di
vendita in ducati ed esso era indicativo per i
prezzi che si stabilivano poi alla borsa di
Napoli e di Londra.
L'olio
di Gallipoli era molto richiesto dai mercati del
regno e di tutta Europa ed aveva un prezzo
maggiore di tutti gli altri.
Verso
la fine dell'800 i torchi in legno furono
sostituiti da presse strutturalmente molto
simili a quest'ultimi per la presenza di un
lungo vitone ruotante in una testata con
funzione di madrevite, la cui caratteristica
principale era un doppio fascione in ferro che
imbriglia le resistenze all'atto della
spremitura. |