I frantoi ipogei della penisola salentina

Un percorso nell’archeologia industriale

I frantoi ipogei ebbero origine nelle isole egee e notevole sviluppo nella Penisola Salentina. A partire dal quattrocento la diffusione dei frantoi, in ambienti sotterranei scavati nel tufo, fu favorita dalla costanza di temperatura, la difficoltà di furti, l'economicità della realizzazione. Sotto quei frantoi, uomini ed animali vivevano per mesi senza vedere la luce del sole che avrebbero rivisto  solo a fine campagna. Per gli animali, la fine della campagna spesso coincideva con la fine della propria vita perché, ormai ciechi, venivano ammazzati e la loro carne serviva per imbandire le tavole. Nel settecento si passò pian piano alle strutture simiipogee e, quindi, alle costruzioni fuori terra.  La diffusione dei frantoi ipogei (ogni paese della Grecìa Salentina ne conserva più di uno) è indice dell'importanza che rivestiva, e riveste tuttora, per l'economia dell'area, la coltura dell'olivo.

 

Fin dal XVI secolo Gallipoli era la maggiore piazza di esportazione dell’olio di oliva del Regno di Napoli. Il Comune lasciava liberi i produttori  di contrattare il prezzo dell’olio per stabilirne liberamente il prezzo di mercato fino al 5 dicembre di ogni anno. Il giorno successivo, nella ricorrenza di S. Nicola, sulla base delle contrattazioni avvenute su 8.000 stare di olio (pari a 124 tonnellate e 736 Kg.) il Comune stabiliva il prezzo corrente di vendita in ducati ed esso era indicativo per i prezzi che si stabilivano poi alla borsa di Napoli e di Londra.

  

L'olio di Gallipoli era molto richiesto dai mercati del regno e di tutta Europa ed aveva un prezzo maggiore di tutti gli altri. L’olio prodotto nel territorio di Gallipoli e nella provincia perveniva nella città per essere depositato in grandi cisterne scavate nel tufo, nel sottosuolo della città vecchia. L’olio poi veniva commerciato con ordini in derrate dalle numerose case commerciali residenti in Gallipoli.

  

Verso la fine dell'800 i torchi in legno furono sostituiti da presse strutturalmente molto simili a quest'ultimi per la presenza di un lungo vitone ruotante in una testata con funzione di madrevite, la cui caratteristica principale era un doppio fascione in ferro che imbriglia le resistenze all'atto della spremitura. Tale modifica strutturale consentiva l'impianto di spremitura in locali edificati a piano stradale con il conseguente abbandono di strutture sotterranee, una volta necessarie per contrastare la spinta dei torchi contro la volta scavata nel tufo. I frantoi ipogei ebbero origine nelle isole egee e notevole sviluppo nella Penisola Salentina. A partire dal quattrocento la diffusione dei frantoi, in ambienti sotterranei scavati nel tufo, fu favorita dalla costanza di temperatura, la difficoltà di furti, l'economicità della realizzazione.  Sotto quei frantoi, uomini ed animali vivevano per mesi senza vedere la luce del sole che avrebbero rivisto  solo a fine campagna. Per gli animali, la fine della campagna spesso coincideva con la fine della propria vita perché, ormai ciechi, venivano ammazzati e la loro carne serviva per imbandire le tavole. Nel settecento si passò pian piano alle strutture simiipogee e, quindi, alle costruzioni fuori terra.  La diffusione dei frantoi ipogei (ogni paese della Grecìa Salentina ne conserva più di uno) è indice dell'importanza che rivestiva, e riveste tuttora, per l'economia dell'area, la coltura dell'olivo