Geologia natura e preistoria: Porto Badisco - Santa Maria di Leuca

Porto Badisco

(Torre S. Emiliano – Torre Minervino)

 Geologia

In questo tratto di costa è possibile osservare almeno tre antichi stazionamenti del livello marino, in ordine di quota decrescente, dal più antico al più giovane di età tirreniana (125.000 anni B.P.).

Sono molto rappresentativi in questa zona anche i canaloni di origine carsica e glaciale scavati nei Calcari di Castro.

Vegetazione

La flora rupicola annovera specie rare e particolarmente interessanti; si tratta di piante di origini antiche tipiche delle aree orientali del Mediterraneo. Sugli altipiani, tra le rocce, troviamo il Barboncino mediterraneo (mag.-ott.), la Carlina raggio d’oro (giu.-sett.), la Scilla Marittima (sett.-ott.) una pianta velenosa, l’Asfodelo mediterraneo (mar.-mag.). Sulle pareti verticali delle falesie troviamo l’Euforbia arborescente (feb.-apr.), l’Alisso di Leuca (feb.-apr.), la Campanula pugliese (ago.-ott.). Le ultime due specie vivono in ambienti molto delicati e perciò sono molto rare.

Troviamo inoltre un raro endemismo: il Garofano salentino (mag.-set.) e singolarità floristiche come la Veccia di Giacobini (apr.-mag.) che è endemica, come anche il rarissimo Cardo-pallottola vischioso (Echinops spinosissimus, giu.-lug.).

 Porto Badisco S. Emiliano

 

 Nei canaloni, sulle pareti rocciose troviamo il Kummel di Grecia (mar.-apr.), il Fiordaliso nobile (apr.-mag.), il Vincetossico adriatico (apr.-mag.), cespi giunchiformi dell’Efedra orientale (giu.-lug.) in Italia esclusiva di questo tratto di costa.

Proseguendo verso Santa Cesarea, lungo la litoranea, si incontra una pineta non autoctona a Pino d’Aleppo, ai cui margini si trovano i folti e intricati cespugli dell’Efedra orientale e fra le rocce specie rupicole come il Kummel di Grecia, la Campanula pugliese, l’Alisso di Leuca, l’Euforbia arborescente (feb.-apr.), il Terebinto (apr.-mag.), l’Euforbia cespugliosa (gen.-apr.) e i cespugli d quercia spinosa (apr.).

Associazioni tipiche di quest’area sono quelle della gariga, che rappresenta uno stadio di ulteriore degrado della macchia in cui la vegetazione è ancora più bassa e sparuta. Si tratta di arbusti con foglie coriacee e lanuginose, che non superano i 50 cm di altezza. Troviamo il timo, la menta selvatica, i cisti, le euforbie, la carota selvatica, la salvia selvatica, l’asfodelo, i cardi, il finocchio selvatico ecc…

 

Preistoria

La zona è molto interessante per quanto riguarda gli studi di preistoria: infatti, si trova qui la famosa Grotta dei Cervi..

Nel febbraio del 1970, alcuni membri del gruppo speleologico “Pasquale De Lorentiis” di Maglie individuarono un’apertura nelle Calcareniti di Porto Badisco.

Da questa si arriva subito in una larga cavità da cui si diramano tortuosi cunicoli sulle cui pareti si notano alcune pitture.

Le pitture si presentano sia isolate sia disposte in modo tale da formare grandi gruppi di figure stilizzate.

Paolo Graziosi ha individuato due gruppi di figure: uno in ocra rossa, l’altro con elementi in colore nero o bruno nerastro, eseguiti con guano di pipistrello.

Le pitture rosse sono datate paleolitico finale, sono scene naturalistiche, di caccia e tra esse si distinguono figure di sesso femminile e maschile.

Le pitture in nero rappresentano scene simili e, ad esse, si aggiunge la figura maschile a testa triangolare piumata conosciuta come “lo Sciamano”.

Altri esempi di figure sono: spirali, losanghe, figure quadrangolari, ecc…

 

SANTA CESAREA TERME

            (Gli Archi - Porto Miggiano)

Località famosa in tutto Italia per le terme alimentate da numerose sorgenti di acqua sulfurea. Il processo di solforazione è dovuto alla circolazione sotterranea di acqua ad elevato contenuto salino che, venendo a contatto con depositi di lignite e sostanze organiche, si arricchiscono in idrogeno solforato e sgorgano in mare attraverso condotti carsici.

 S. Cesarea: zona “Gli Archi”

Geologia

In questo sito è possibile osservare una bellissima esposizione delle Calcareniti del Salento e del processo di erosione selettiva che le ha interessate. Qui affiorano con litotipi più sabbiosi e, per questo, facilmente erodibili: la costa si presenta con pareti verticali in cui gli strati più duri sono in rilievo, o frastagliata in grandi blocchi; le parti più tenere risultano invece scavate in forme concave o completamente smantellate.

Suggestivo è il porticciolo ricavato in una cavo di “tufi” in disuso e la baia di Porto Miggiano.

Santa Cesarea Terme: Grotta delle Striare
 (Porto Miggiano)

Vegetazione

Dal  punto di vista dello flora troviamo le stesse specie incontrate finora. L’unica particolarità è la presenza lungo i bordi delle strade del Penniseto lanceolato (lug.-set.), pianta erbacea introdotta per scopi decorativi proveniente da un altro continente, che da qualche anno si sta diffondendo rapidamente.

 

 S. Cesarea
 
CASTRO

Di notevole importanza sia dal punto di visto paletnoloqico che geologico - geomorfologico sono la Grotta Zinzulusa e la Grotta Romanelli.

Geologia

Il carsismo è il fenomeno per il quale l‘acqua meteorica dissolve le rocce di composizione calcarea, creando delle cavità nel sottosuolo. Sono d’esempio le numerose grotte, che caratterizzano il tratto di costa a Sud di Tricase e quello a Nord di Castro, aperte in corrispondenza di insenature delimitate da pareti verticali prodotte dallo tettonica (Zinzulusa, Grotta Romanelli, Grotta delle Striare, le numerose grotte del Capo di Leuca, ecc..).

Oltre alle grotte, che spesso risultano connesse ad un intreccio complicato di cunicoli ipogei che si spingono anche per chilometri nell’entroterra, sono molto diffuse le forme carsiche epigee, come i campi solcati, le doline e le “vore” o inghiottitoi che assorbono e disperdono l’acqua superficiale e i depositi bauxitici e di TERRA ROSSA contenenti noduli pisolitici.

Si tratta di depositi di terra rossa, ricchi in Alluminio, risultanti dal disfacimento carsico dei calcari cretacici; infatti si trovano soprattutto associati a questi.

 

La Grotta Romanelli, sita lungo la litoranea Santa Cesarea –Castro, posta a circa 8 m s.l.m., difficilmente accessibile, rappresenta una stazione di fondamentale importanza per la ricostruzione delle fasi climatiche che hanno interessato il Salento durante il Quaternario medio - superiore. È  l’unica grotta in cui è stato fatto un vero studio stratigrafico. Gli scavi hanno portato allo luce numerosi resti di animali di clima caldo e freddo, fra cui il pinguino boreale Alca Impennis.

Non meno importanti i ritrovamenti paletnologici; infatti sono qui presenti i primi graffiti del Paleolitico superiore.

La Grotta Zinzulusa, scoperta nel 1793, è un’importante grotta carsica in cui il fenomeno carsico si manifesta in tutte le sue forme. È possibile osservare infatti stupende e imponenti formazioni stalattitiche e stalagmitiche, laghetti, corridoi, cunicoli fino ad arrivare al maestoso “duomo” del diametro di 24 m in cui si erano accumulati ben 10 m di guano prodotto dai pipistrelli, abitanti della grotta da sempre.

Per quanto riguarda gli studi di preistoria, questa rappresenta un sito prezioso, in quanto in essa si sono rinvenute le testimonianze di insediamenti umani del Paleolitico (bulini, lame, grattatoi ecc...) e del Neolitico (ceramiche, manufatti in osso, ossidiane, selci, ecc...). Vicino all’ingresso della grotta vi è un laghetto sul cui fondo sono stati trovati undici vasi, disposti in modo circolare. Risalgono alla prima metà del II millennio a.C. e sono testimoni di un culto dedicato al dio delle acque. Essi sono privi del fondo, dei manici e dell’orlo, in modo da non poter essere utilizzati e conservare così la loro valenza sacrale.

           Castro: Grotta Zinzulusa

 

TRICASE

(Boschetto delle Vallonee e quercia Vallonea dei Cento

Cavalieri; Marina Serra)

Vegetazione

Nel Salento ci sono 1300 specie di piante, il 25% del patrimonio italiano.

Dal mare verso l’entroterra si insedia una vegetazione via via diversa: da specie alofile (più vicine al mare) a quelle rupicole, che si adattano all’arido ambiente roccioso, insinuando le proprie radici tra le fessure delle rocce.

Nell’entroterra si insedia la macchia, associazione vegetale unitaria con entità che presentano le stesse caratteristiche: 1) foglie piccole e coriacee; 2) ciclo biologico autunno-primavera, quando le precipitazioni sono più intense.

A seconda della specie dominante si possono distinguere macchie a leccio o leccete, a corbezzolo, a quercia spinosa, a ginepri, a lentisco, ad olivastro,ecc... E’ possibile trovare al posto del leccio la sughera o la quercia Vallonea.

 

 Tricase: Boschetto delle Vallonee

 

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Oltre a queste specie alte e imponenti, se ne trovano altre erbacee e legnose: l’erica, il rosmarino, l’asparago selvatico, lo stracciabraghe, il cisto rosso, il mirto, la rosa di San Giovanni ecc...

 A Tricase, il boschetto delle Vallonee misura circa un ettaro ed ospita una cinquantina di piante di questa specie (Quercus macrolepsis), tipica delle regioni orientali del Mediterraneo e che solo in questa zona cresce spontanea.

In passato questa pianta era importante per l’economia del luogo, in quanto dalle sue ghiande si estraeva il tannino, usato per la concia delle pelli.

La vallonea è una quercia a foglie dal margine dentato che cadono in inverno, con grosse ghiande racchiuse in cupole di notevoli dimensioni, munite di scaglie ricurve.

Il sottobosco qui è quasi assente, mentre lo strato erbaceo comprende i piumini, i ciclamini, il rovo, l’arisaro comune, ecc... La grande vallonea, sulla strada per Tricase, vecchia di circa 600 anni, ha un tronco che alla basa misura 1,5 m di diametro e la chioma copre un’area di circa 500 mq. È considerata le quercia più antica d’Europa.

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Geologia

 A Marina Serra è possibile osservare un bell’esempio di piano di faglia verticale, che ha determinato la  falesia a Sud di Torre di Palane, faglia (con direzione circa NO-SE) che mette a contatto i Calcari di Altamura con i Calcari di Castro e, questi, a contatto con le Calcareniti di Salento.

 Tricase: Marina Serra

 

CANALE DEL CIOLO

Geologia

Il Ciolo é una stretta insenatura dalla quale ha origine una gola rocciosa stretta e incassata (Calcari di Castro) che giunge fino al centro abitato di Gagliano del Capo.

La sua origine è tettonica (la tettonica è il fenomeno per il quale le rocce si spaccano, si fessurano e scorrono lungo dei piani, i cosiddetti piani di faglia) e carsica, testimone di uno stazionamento basso del livello marino per un lungo periodo di tempo durante una glaciazione.

 

 Canale del Ciolo

 

Preistoria

  Sotto il suggestivo ponte si scorge l’ingresso domiforme della Grotta Grande, in cui sono stati trovati manufatti litici e ossa riferibili all’età neolitica.

  Lungo le pareti del canale si possono facilmente notare antiche linee di costa, che

hanno lasciato profondi solchi di battente, abitati dall’uomo del Neolitico.

 Canale del Ciolo

 

 

Vegetazione

La flora è di tipo rupestre ed annovera il Fiordaliso salentino (apr.-mag.) che si rinviene solo in questo tratto di costa e l’aglio delle isole (lug.-ago.). Sulle pareti rocciose si sviluppa una vegetazione  a macchie, con prevalenza di Euforbia   arborescente (feb.-apr.), ma presente è anche il Carrubo (set.nov.), l’Efedra orientale (giu.-lug.), il Prugnolo selvatico (mar.), il Cappero comune (mag.-ott.), la Salvia selvatica (apr.-­mag.), ecc... Nello strato erbaceo si distinguono il Fiordaliso di Leuca (apr.-mag.), il Fiordaliso nobile (apr.-mag.), il Garofano salentino (mag.-set.), la Campanula pugliese (ag.-ott.), l’Arisaro comune (ott.-mar.), l’Alisso di Leuca (feb.-apr.), il Finocchio di mare (giu-ago.), le Castagnole (apr.-mag.), ecc...

 

 Il Ciolo

SANTA MARIA DI LEUCA

(Punta Meliso – Punta Ristola)

Preistoria

Punta Meliso è archeologicamente importante per il ritrovamento di reperti dell’età del bronzo che riguardano un villaggio fortificato. Verso la fine del Bronzo medio (tra la fine del XV e l’inizio del XIV sec. a.C.) il villaggio si trovava nei pressi dell’attuale Santuario; durante il Bronzo recente (XIII – XII sec. a.C.) l’abitato occupava anche i terrazzi inferiori, fino ad estendersi, nel Bronzo finale, anche nel pianoro mediano della punta.

 

Punta Ristola ospita numerose grotte di origine carsica e tettonica. Fra queste ricordiamo la Grotta Porcinara, è stata scavata dall’uomo nelle Calcareniti del Salento, composta da tre camere comunicanti: la prima era consacrata alla “Fortuna”, quella centrale a Giove e la terza, la più vasta, è caratterizzata dalla presenza di numerose croci, essendo stata luogo di culto cristiano ai tempi della dominazione bizantina.

 

Nella Grotta del Diavolo, facilmente accessibile da terra, sono stati trovati utensili e ceramiche dell’era neolitica e dell’età del Bronzo Medio - Finale. Più a Ovest c’è  la Grotta Titti, che ha restituito lo stesso tipo di reperti.

Proseguendo sulla costa verso Nord-Ovest si incontra la Grotta delle tre Porte, che deve il nome ai suoi grandi ingressi ad arco, collegata da un cunicolo alla Grotta del Bambino, in cui fu rinvenuto un dente di bambino, il primo reperto fossile neandertaliano del Salento, oltre che resti di focolari e di fauna a clima caldo.

Infine la Grotta dei Giganti, che deve il suo nome alle ossa e ai denti di pachidermi rinvenuti in essa; qui sono stati ritrovati anche resti di focolari e ossa con buste di età paleolitica e resti di ceramica dell’età del Bronzo.

 

Tramonto: S. Maria di Leuca