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Il
mare, il sole, l’ulivo e la vite
In
età romana, l’olivicoltura era presente in misura ancora molto
marginale: l’olio di oliva non si conosceva come alimento, ma si
usava “aromatizzato” come unguento e in cosmesi. La cultura
dell’ulivo acquisì considerevole importanza dall’XI secolo in
poi e grazie alla fondamentale operosità dei monaci Basiliani. Luoghi
di produzione di olio erano posti nelle adiacenze di ambienti
rupestri o di grotte, rudimentali, ma estremamente funzionali. A
partire dal XVI secolo in terra d’Otranto si registrò un
notevole incremento della superficie olivetata e della produzione
oleraria, esportata in Europa fino agli inizi del ‘900 dai porti
locali, soprattutto da Gallipoli, che godeva del diritto di
stabilire il prezzo dell’olio. Gli
ulivi sono elementi tipici della vegetazione mediterranea e muti
testimoni dell’avvicendamento etnico registratosi nel nostro “Salento”. L’albero
di olivo vanta la produzione di diverse varietà: Leccino,
Ogliarola, Cellina di Nardò, Nociaria, Pesciolen, che godono del
mite clima mediterraneo e delle correnti del canale d’Otranto.
Da queste olive di prima qualità nascono gli olii extravergine: l’Alhambra
dal gusto fruttato, il Nachiro da coltivazione biologica. I
produttori raccolgono una ad una le olive al momento della loro
maturazione e seguono con massima attenzione l’intero processo
di trasformazione assicurando la perfetta esecuzione di ogni
passaggio per ottenere un prodotto finale di massima qualità. L’itinerario
prevede un percorso attraverso vari comuni della provincia di
Lecce che possa far conoscere al turista la realtà storica e
moderna della produzione di olio salentino.
A
“Lu Trappitu”, che è attualmente un elegante locale dove è
possibile gustare piatti tradizionali salentini, vi proponiamo un
aperitivo di benvenuto con dell’ottimo Tokai e dei tozzetti di
pane casereccio insaporiti con olio di annata. In questa sede la
nostra guida vi illustrerà le diverse stanze e strutture
che un tempo erano sede di fervide attività frantoiane. Da
Lizzanello il nostro pulman vi porterà nella campagna di S.
Pietro in Lama, splendido esempio di agro ecosistema Da
S. Pietro percorrendo la Prov. Lecce Gallipoli si possono
fare due tappe a Leverano e Nardò, comuni dell’entroterra
salentina che sull’olio hanno fondato parte della loro economia,
dove operano attivamente due moderni oleifici cooperativi tra cui
probabilmente il più importante è quello della riforma fondiaria
di Leverano. Questo oleificio
sorto nel 1964 ha un proprio opificio e macchinari con una
capacità operativa di circa 1000 quintali di olio al giorno. La
nostra guida potrà illustrare il funzionamento dei diversi
macchinari puntando l’attenzione sulle diverse classi di
qualità dell’olio che ne deriva. Anche
in questo caso la degustazione è d’obbligo: il nostro olio
tipicamente proveniente dalle cultivar cellina di Nardò ed
oglialora leccese, pur avendo un’acidità superiore ad un grado
risulta amabile e dal gusto fruttato.
A
Tuglie si trova il Museo della Civiltà contadina, splendido
esempio di intreccio tra arti artigianali e rurali, testimoniate
da attrezzi e macchinari dei secoli del passato. Tutti gli arnesi
necessari per la raccolta e la lavorazione dell’olio, vengono
qui scrupolosamente conservati e catalogati nel tempo. Gallipoli
è la nostra ultima tappa! Qui
è possibile visitare un frantoio ipogeo conservato in ottimo
stato nel tempo dagli antichi proprietari. La
struttura presenta diverse stanze ed elementi, che un tempo davano
la possibilità di spremere le olive grazie all’aiuto di bestie
che facevano ruotare pesantissime pietre. E’ suggestivo pensare,
che i frantoiani trascorrevano Da
Gallipoli il nostro bus navetta vi riporterà a Lecce e le nostre
guide vi faranno gustare un ottimo caffè al “Bar Alvino”
prima di salutarvi.
Ma
accanto all’olio di oliva, essenza della gastronomia
tradizionale salentina, va messo il vino, il quale assurge a
immagine della civiltà, della cultura ma anche del rinnovamento
per la estrema diversificazione dei suoi vini tipici, che danno
una nuova dimensione del bere. Bere
originale comunque; perché è vino”vero”, latineggiante anche
nel nome dialettale “mieru” con i suoi caratteri di corpo
virile, di colore rubino lucente o chiaro, oppure rosso corallo
acceso, o anche bianco, madreperlaceo, biondo, diafano, ma sempre…
sublime.
Ancora
oggi i viticoltori salentini eredi di famiglia di antica
tradizione enologica, continuano a curare le numerose e
antichissime vigne ad alberello e cercano di migliorare sempre di
più i loro prodotti vinicoli con l’utilizzo di tecniche sempre
più moderne ma conservando gli antichi metodi di lavorazione.
Copertino
DOC riconosciuto vino D.O.C. il 2 novembre 1976 si produce nel
territorio dei Comuni di Copertino, Carmiano, Arnesano, Monteroni
di Lecce, Galatina e Lequile vinificando uve dei vitigni Negro
amaro, Malvasia nera di Lecce, Malvasia nera di Brindisi,
Montepulciano e Sangiovese. Si produce sia rosso che rosato.
Gradazione minima complessiva al
consumo 12,5°. Accompagna arrosti di carni bianche e
rosse, cacciaggione, selvaggina, grigliate di carni ed interiora
di agnello. Il rosato ha colore rosa salmone e accompagna
antipasti, minestre asciutte, zuppe di pesce, carni bianche,
mitili e formaggi. Eccelle sulle aragoste e i frutti di mare
crudi. Adeguatamente invecchiato è un buon aperitivo. Gradazione
minima complessiva al consumo 12,5°.
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