Guida al museo Geologia natura e preistoria: Porto Badisco - Santa Maria di Leuca

 Sala A

 Benvenuti all’Alca, Museo-biblioteca comunali. Siamo un gruppo di studenti del Liceo “Capece” di Maglie, che partecipa ad un progetto scolastico e sta svolgendo uno “stage” in questa struttura.

Cogliamo l’occasione per ringraziare la direttrice del Museo ed i collaboratori, Giancarlo De Lumè, Sabrina Rossetti ed Anna De Micheli, che ci hanno accordato la loro disponibilità al fine di realizzare questo lavoro.

  Oggi saremo la vostra guida e ci scusiamo per il nostro inglese, forse non sempre corretto, trattandosi di una materia alquanto specialistica e considerando che questa è la nostra prima volta.

  Questo è un museo Paleontologico e Paletnologico, visitato soprattutto da scuole. Infatti possiamo rilevare la presenza di pannelli illustrativi, ma anche supporti multimediali, immagini ed altro ancora.

  Questa è la cosiddetta spirale della vita che illustra il passare del tempo, dalle origini del nostro pianeta ad oggi. Come possiamo vedere, l’evoluzione dell’uomo occupa solo una piccola parte della spirale, se paragonata alla lunga fase occupata dai dinosauri. In questo periodo il Salento non esisteva, in quanto era una terra sommersa.

  Questo video rappresenta la formazione del mondo, a partire da 200 milioni di anni fa, quando le terre erano agglomerate, fino alla deriva dei continenti. In particolare, in questo secondo video, possiamo vedere cosa accadde nel bacino del Mediterraneo 20 milioni di anni fa.

Questa mappa riporta i più importanti luoghi archeologici del Salento. Possiamo dire che questa linea nera rappresenta l’attuale costa salentina, mentre quella bianca delinea la costa di 10000 anni fa, tre o quattro chilometri più ampia.

Questa zanna di elefante è stata rinvenuta nei pressi di Castro, un piccolo paese del Salento. Essa risale a 40000 anni fa e, dalle sue dimensioni, possiamo capire quanto grandi fossero gli animali nella preistoria.

Questo pannello riproduce l’evoluzione dell’uomo; la prima specie umana, che abitò la nostra zona, è l’uomo di Neandertal.

  Tutti questi sono resti di animali che vissero nella nostra zona: per esempio la iena, la lince, il cervo, l’orso, l’ippopotamo e il cinghiale. Qui si può osservare la presenza di animali adattatisi a vivere in differenti climi nello stesso luogo. Questo accadde a causa dell’alternanza di ere glaciali ed interglaciali.

  In questa piccola stanza sono conservati resti di animali del pleistocene ( denti di elefante e un femore dell’equus hidruntynum), rinvenuti a San Sidero.

 

Sala B                          

Nella sala B del Museo si comincia a parlare di Paleolitico. In questo periodo i climi subiscono notevoli cambiamenti: infatti, si hanno glaciazioni intervallate da interglaciazioni.

L'uomo compare nel Salento nel Paleolitico Medio. Per tutto questo periodo l'uomo lavora la pietra (industria litica). l'osso (industria ossea) ed il legno. Nel corso del Paleolitico, la caccia continua ad essere la principale risorsa economica, integrata dalla raccolta di erbe spontanee e, verso la fine, anche dalla raccolta di molluschi marini e terrestri. Le abitazioni sono in grotta ma anche in siti all'aperto.

Le tracce di quest'uomo nel Salento sono numerose e il Museo espone un dente dell'uomo di Neandertal, trovato a Maglie. Per quanto riguarda gli strumenti litici di questo periodo sono esposti nella sala raschiatoi, punte, limaces, grattatoi e lamette. Per i climi freddi troviamo esposti resti di volpe, canelupo, cavallo e Mammut, scoperti presso Novoli. E' presente anche una breccia ossifera di cervi proveniente da Maglie.

Nel Paleolitico Medio la presenza umana si nota, nella grotta Romanelli, dai resti di uomini che l'abitarono ma, soprattutto, da avanzi di cibo lasciato dall'uomo.

Nel Museo troviamo resti di cervo, di rinoceronte, di cavallo e molti resti di animali domestici quali la gallina e l'otarda.

Di sicuro nel Salento vissero anche pinguini; un ritrovamento significativo, per la presenza di questo animale, lo si ha nella Grotta Romanelli col ritrovamento di un omero e di un’ ulna dell'"Alca Impennis" . La struttura Museo-biblioteca prende il nome da quest' animale ed è denominata, appunto, "L'ALCA".

     

Sala C

In questa stanza potete vedere oggetti del Paleolitico Superiore, circa da 35.000 a 10.000 anni fa. Questo periodo segna il passaggio dall’uomo di Neandertal, che visse nel Paleolitico medio, all’uomo Sapiens. Documenti fossili di questa età includono utensili, come lame taglienti, utensili circolari in pietra, grattatoi, che sono una prova della presenza di Homo Sapiens nel Salento. Questi ultimi sono riferiti ai ” grattatoi romanelliani “ dalla grotta Romanelli, dove furono trovati. La grotta, che è un importante sito archeologico diede il nome all’industria litica dell’area. Il periodo è caratterizzato dalla presenza di piccoli utensili e manufatti che dimostrano l’apparizione delle industrie microlitiche, nelle quali le ossa erano usate esclusivamente per la produzione di  oggetti resistenti. L’Homo Sapiens lasciò dietro di sè importanti reperti artistici, come le Veneri di Parabita, dal nome del sito dove furono trovate. Le piccole statue conservate nel Museo sono copie dell’originale, che hanno sede nel Museo di Taranto. Le piccole figure stilizzate enfatizzano le parti del corpo femminile (come il seno, le labbra e la pancia), di solito associate alla fertilità e alla sessualità. Il ritrovamento di questo tipo di statue, in Francia e nell’est, è una prova dell’eredità di una cultura comune. La Grotta Romanelli fu anche  caratterizzata da una grande varietà di disegni e incisioni. Il più importante di questi mostra un grosso bue con tre lance. I disegni che mostrano animali furono, probabilmente, realizzati per assicurasi successo nella caccia. Quelli che potete vedere qui sono modellini fatti in gesso e carta, ma la loro dimensione e il colore sono gli stessi che nell’originale. Disegni stilizzati di uomini e donne sono anche comuni.

Sala D

In questa ultima stanza, percorreremo insieme gli anni cha vanno dal Neolitico al Megalitico.

Il Neolitico va dal 17° millennio A.C. al 3° millennio. A.C., si diffonde in tutta Europa e rappresenta una nuova fase per la vita dell’uomo.

In questo periodo l’uomo, infatti, cambia il suo modo di vivere, passando da una vita nomade ad una sedentaria: per questo motivo sorgono i primi villaggi.

Molto importante è l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento, assieme alle prime lavorazioni in ceramica: vediamo infatti la produzione di vasi, formati dall’impasto di paglia, terra e acqua. Il vaso, in seguito, veniva modellato, lisciato e persino decorato, imprimendo pollici, unghie o conchiglie. Successivamente il vaso veniva messo in un “forno”, che poteva essere sia all’aperto che sotterraneo.

Dimostrazione di questa produzione sono gli 11 vasi che vediamo qui esposti, ritrovati nella “GROTTA ZINZULUSA” insieme ad altri reperti, come il femore destro e sinistro di una sepoltura umana.

 

Ora invece ci troviamo nell’ età del Bronzo. In questo periodo assistiamo allo sviluppo nel campo metallurgico, nel quale si diffonde l’utilizzo del bronzo, lega metallica che deriva dalla fusione tra rame e stagno. I primi manufatti in bronzo sono asce, scalpelli e pugnali.

Abbiamo anche la diffusione dell’aratro, strumento molto importante per l’agricoltura.

Questo periodo rappresenta il passaggio dal villaggio all’insediamento, formato da piccole capanne,  con la nascita, inoltre, dei primi clan e delle prime differenziazioni sociali.

PORTO BADISCO: qui abbiamo la “ Grotta dei cervi”, importante per la  pittura, realizzata a due colori: il nero (ricavato dal guano, escrementi di pipistrelli) e il rosso ( formato da ocra rossa, terra rossa sciolta nell’acqua). Tutte le rappresentazioni pittoriche avevano come soggetto la caccia ai cervi e, proprio da questo, prende il nome la grotta. La grotta è formata da due entrate e tre corridoi sotterranei  molto lunghi; nell’ultimo corridoio, il più lungo, sono state trovate impronte di mani di bambini, di età compresa tra i sette e i dieci anni. Ciò è dovuto ad un rito riservato a questi ultimi che, per entrare a far parte del mondo degli adulti, dovevano lasciare le loro impronte sulle pareti, immergendo la mano nel guano. Non tutti però riuscivano a tornare indietro, rimanendo intrappolati nella grotta. 

Nel Salento, tra il 16° secolo e l’11° secolo, sono arrivati i Micenei, provenienti dall’Albania e dalla Grecia, che portarono con loro numerose tecniche decorative. Uno dei loro più importanti strumenti è il tornio, che permise la realizzazione di vasi molto grandi ( dolio), utilizzati come contenitori d’olio. La lavorazione della ceramica diventa, così, più fine e, i vasi, più decorati.